lunedì 17 marzo 2014

PREMIO

Per la seconda volta, carissimi amici, ricevo con infinito onore un premio: "the Versatile Blogger award", pensato per me da Rachele del blog Pistacchio e mandarino http://pistacchioemandarino.blogspot.it/ (che ringrazio di tutto cuore). Vi consiglio anche di visitarlo perché è fatto davvero molto bene.


Le regole per accettare questo premio sono:
- mostrare il logo dell'award sul proprio blog,
- ringraziare il blogger che ti ha nominato,
- nominare altri 15 blog,
- mettere il link dei tuoi nominati nel tuo post e informarli del premio con un commento,
- scrivere 7 cose su di te.

Le 7 cose su di me sono:
- ho una laurea in statistica e una passione per la cucina,
- preferisco il dolce al salato, anzi sono proprio una supergolosa,
- adoro mio marito,
- mi piace sentire l'ululato di Shichifukujin (la mia dolcissima akita inu) quando ritorno a casa,
- sono sempre impegnata in qualcosa,
- mio marito mi definisce intelligente, ostinata e dice che ho il sorriso più bello del mondo,
- sono legatissima alla mia famiglia.

Nomino i seguenti blog:

giovedì 13 marzo 2014

DOLCE RUSTICO

La torta di oggi è il dolce rustico, in realtà poco dolce come la maggior parte dei miei dessert, e rustico perché ho utilizzato il pangrattato anziché la farina, quindi molto particolare, ma che nulla toglie al piacere del palato. A dare carattere a questa torta sono sicuramente gli amaretti, molto utilizzati per il loro particolare sapore in numerose preparazioni dolci. A base di mandorle, esistono 2 varianti della ricetta degli amaretti: quella croccante, l'amaretto di Saronno, che useremo per la nostra torta rustica, e quella morbida, l'amaretto di Sassello, comune del basso Piemonte, dove a luglio si svolge la famosa sagra, durante la quale donne in costumi d'epoca lanciano alla folla gli amaretti incartati a mo' di caramella da carri trainati da cavalli o buoi. Sull'origine del dolce ci sono pareri abbastanza discordi: taluni sostengono che siano stati inventati dagli Arabi nel Medioevo e diffusi in Italia durante il Rinascimento, soprattutto nelle regioni Sicilia, Piemonte, Emilia e Liguria. La ricetta prese piede poi in Europa diventando un dolce tipico sopratutto in Spagna ed in Francia. La storia ci racconta che quì, per la precisione a Nancy, gli amaretti venivano preparati con una ricetta antica e segreta dalle suore Carmelitane già nel '600. Tuttavia divennero molto popolari durante la rivoluzione francese, quando pare che due suore furono costrette a nascondersi presso l'abitazione di un loro amico. Li diedero il via alla produzione e alla vendita dei dolcini, tanto che le due religiose passarono alla storia con il soprannome di "suore degli amaretti". Per 8 persone:

250 g di panna
200 g di amaretti
200 g di pan grattato
100 g di zucchero
100 g di cioccolato fondente
30 g di burro
3 uova
mezzo bicchierino di amaretto di Saronno (o altro liquore a piacere)
1 bustina di lievito

Sbriciolate minutamente gli amaretti. Spezzettate il cioccolato, unitelo al burro e scioglietelo a bagnomaria. Quindi mescolatelo agli amaretti e al pan grattato. Aggiungete lo zucchero, il lievito, il liquore e le uova leggermente sbattute. Amalgamate gli ingredienti e poi unite la panna montata a neve. Versate il composto in uno stampo rivestito da carta forno da 24 cm a cerniera, perché anche cotto, risulterà molto morbido. Infornate il dolce rustico a 170° preriscaldato per 45 minuti.


lunedì 10 marzo 2014

CIME DI RAPA ALLA CIPOLLA UBRIACHE

Con le cime di rapa alla cipolla ubriache scoprirete un contorno facilissimo da preparare, saporito, e che vi aiuterà a riequilibrare la vostra dieta. Davvero! Fra le innumerevoli proprietà delle cime di rapa, disquisiamo oggi sulla loro particolare propensione a ridurre la fermentazione e la ritenzione idrica nella pancia. Quasi sempre questi sono due segnali ben chiari dell'intolleranza al latte e ai suoi derivati. Quando se ne soffre, l'organismo non è necessariamente in sovrappeso, ma spesso si avverte un fastidioso senso di gonfiore. Il risultato è un'antiestetica pancia gonfia, che magari si accentua dopo i pasti, e spesso si associa a dolori addominali. Allo scopo di disintossicare l'organismo da questo fastidio, è molto utile consumare le cime di rapa ogni giorno per un paio di settimane, cercando di bere anche il liquido di bollitura. Durante questo periodo sarebbe meglio non assumere latticini freschi e ridurre al minimo quelli stagionati, un pò meno ricchi di lattosio. Bisogna anche leggere attentamente le etichette degli insaccati e dei cibi confezionati, perché spesso contengono come additivi tanto il lattosio quanto il latte in polvere e suoi derivati. Infine, ma non meno importante, le cime di rapa sono vivamente consigliate alle donne in gravidanza, perché il loro contenuto di acido folico è utile nella prevenzione della spina bifida nel neonato. Per 6 persone:

1 k di cipolle
800 g di cime di rapa
1/2 bicchiere di vino bianco
6 cucchiai di olio d'oliva
sale, pepe nero

Sbucciate le cipolle e tagliatele a fettine sottili, disponetele in un tegame e aggiungete il vino, regolando di sale. Copritele a filo con dell'acqua. Coperchiate e fate cuocere a fuoco dolcissimo per 30 minuti, mescolando di tanto in tanto. Fate scottare per 1 minuto in acqua salata e in ebollizione le cime di rapa, quindi scolatele e aggiungetele alle cipolle. Lasciate insaporire il tutto per 5 minuti a fuoco lento. Servite calde le cime di rapa alla cipolla ubriache irrorate d'olio a crudo e una spolverata di pepe nero.



giovedì 6 marzo 2014

PASTA AL PESCE SPADA E ZUCCA

La ricetta di oggi è un primo piatto di grande leggerezza, colorato e genuino: la pasta pesce spada e zucca. Il pesce spada, così denominato per il singolare prolungamento della sua mascella per l'appunto a  forma di spada, raggiunge dimensioni considerevoli. Infatti arriva a superare anche i 300 k di peso e i 4 metri di lunghezza. Ma ciononostante rimane uno dei pesci più veloci. Quando lo acquistate una prova della sua freschezza può essere testata premendo un dito sul trancio: non deve assolutamente rimanere la forma dell'impronta. Le sue carni bianco-rosate non devono risultare gialline, e naturalmente l'odore dev'essere gradevole e non sapere di ammoniaca. Generalmente venduto in tranci, è molto pregiato e prelibato, e anche abbastanza costoso. Ecco perché, purtroppo spesso ci può essere rifilato del comune squalo al posto del pesce spada, proprio perché il sapore e l'aspetto possono risultare simili ma il costo al venditore no! Quindi, quando non è presentato con la testa, un modo per riconoscerlo è controllare la carne ai lati della vertebra: sarete sicuri di aver acquistato del vero pesce spada solo se osserverete delle righe più scure a forma di X. Per 4 persone:

100 g di pesce spada
100 g di zucca
250 g di pasta
1 cipolla piccola
1 carota
1 costa di sedano
1 pizzico di peperoncino
3 cucchiai di salsa di pomodoro
origano, sale, olio, 1 foglia di alloro

Preparate il battuto di carote, cipolla e sedano, magari usando il mixer, mettetelo in padella con un filo d'olio e il peperoncino. Lasciate soffriggere a fiamma dolce finché gli ingredienti non si saranno appassiti e rosolati.

Sbollentate il pesce spada per 10 minuti con l'alloro e scolatelo; quando sarà freddo sbriciolatelo fra le dita. Tagliate a cubetti la zucca e unite il tutto al soffritto. Aggiungete anche la salsa di pomodoro regolando di sale e spolverando con una bella manciata di origano. Fate cuocere a fuoco moderato per 15 minuti col coperchio, rigirando spesso. Nel frattempo mettete a cuocere la pasta, scolatela al dente e aggiungetela gocciolante in padella. Mescolate per un paio di minuti e servite la pasta al pesce spada e zucca ben calda.






lunedì 3 marzo 2014

SEDANO AL GORGONZOLA E NOCI

Il sedano al gorgonzola è un antipasto facilissimo da preparare, molto veloce e con l'utilizzo di soli 3 ingredienti. Più che una ricetta questa, è un modo alternativo di presentare a tavola un ortaggio molto leggero, non avendo nessuna particolare preparazione o cottura. In commercio esistono 2 tipi di sedano: quello verde e quello bianco. In realtà sono la stessa identica verdura, solo che il secondo subisce un trattamento d'imbianchimento. Si ottiene così un sedano dalle coste più tenere e succose, dal sapore più delicato che gli conferiscono una qualità migliore, giustificando anche la differenza di prezzo. Il processo di sbiancatura è totalmente naturale, e si applica durante la crescita della piantina attraverso 2 modalità. La prima consiste nel ricoprire totalmente di terra il sedano, la seconda invece si attua avvolgendo l'ortaggio in un sacchetto di carta. Lo scopo comune è quello di non far filtrare i raggi del sole, per far perdere la clorofilla, che appunto conferisce il colore verde alle piante. Una volta raccolto, dal sedano vengono eliminate le coste esterne che possono risultare più colorate e cimate le punte superiori. Per 6 persone:

1 costa di sedano verde
200 g di gorgonzola
200 g di noci

Separate le coste del sedano e lavatele. Asciugatele e tagliatele della lunghezza di circa 3 centimetri.
Frantumate le noci nel modo più delicato possibile in modo da mantenere intero il gheriglio. Quindi dividetelo in 4 parti. Disponete su ogni pezzettino di sedano (che si presenterà con una naturale forma a berchetta) un cucchiaino di gorgonzola e di sopra adagiatevi 1/4 di gheriglio di noce. Procedete così fino a riempire il piatto da portata, che guarnirete con qualche foglia di sedano. Il gioco è fatto: ponete in frigo il sedano al gorgonzola e noci fino al momento di servirlo in tavola.



giovedì 27 febbraio 2014

CONIGLIO AL VINO BIANCO


Con questa ricetta partecipo al "Non-contest di Ricette Calorie"

Oggi vi propongo una succulenta ricetta per gustare il coniglio al vino bianco, facile e veloce. Lo sapevate che nelle popolazioni orientali il coniglio viene associato da una fantasiosa leggenda alla luna? In particolare i cinesi vedono disegnato un coniglio che siede sulle sue zampe posteriori di fronte ad un mortaio sul lato illuminato della luna piena. Si narra che si trovi in quella posizione perchè un'antica favola buddista ci racconta dell'amicizia fra un coniglio, uno sciacallo, una scimmia e una lontra, i quali, il giorno sacro buddista dedicato alla carità, decisero di fare un'opera di bene. Incontrato un povero mendicante pensarono giustamente di sfamarlo. Allora la scimmia si arrampicò sugli alberi raccogliendo della frutta, la lontra si tuffo nel fiume per catturare dei pesci, lo sciacallo pensò bene di rubare del cibo da una casa incustodita mentre il povero coniglio non fece altro che raccogliere delle erbette di campo. Ma non soddisfatto e umiliato per il suo semplice dono offrì le sue stesse carni gettandosi nel fuoco. Il mendicante, stupito e commosso dal gesto estremo del coniglio, rivelandosi essere in realtà la divinità induista Sakra, decise di ricordarlo per sempre a tutte le generazioni future disegnandolo, per l'appunto, sulla luna. La storia è bellissima, ma noi ora ce lo mangiamo :-))) Per 4 persone:

1 coniglio
1 foglia di alloro
1 rametto di: salvia, rosmarino, origano, prezzemolo, sedano
3 spicchi d'aglio
1 peperoncino
2 bicchieri pieni di vino bianco
olio, sale

Lavate e tagliate a pezzi il coniglio. In una casseruola larga e bassa lasciate appassire tutti gli odori minuzzati con un fondo d'olio, quindi unite il coniglio e fatelo leggermente rosolate da entrambi i lati. A questo punto aggiungete il vino, che dovrà coprire completamente o quasi tutti i pezzi. Lasciate cucinare a fuoco moderato, rigirando di tanto in tanto, fino a che il vino non sarà quasi completamente ritirato. Se siete amanti come me della scarpetta, vi consiglio di lasciarlo un po più brodosetto, sarà una vera goduria! Terminata la cottura, aggiustate di sale, rigirate per un minutino e servite ben caldo questo saporitissimo coniglio al vino bianco.


mercoledì 26 febbraio 2014

TORTA DI FORMAGGIO AL CIOCCOLATO BIANCO E ARANCIA

Mio caro popolo goloso, ho inventato per voi un dolce dagl'invernali sapori mediterranei e dal contrasto delicato: la torta di formaggio al cioccolato bianco e arancia. Questo frutto poi è davvero inestimabile! Disponibile sulle nostre tavole da novembre a primavera inoltrata, le arance sono un'ottima fonte di antiossidanti. Contengono infatti la cosiddetta cianidina 3, che ha il potere di contrastare l'azione dei radicali liberi. Inoltre sono drenanti e quindi sgonfiano l'organismo. Tutti noi sappiamo bene quanto le arance siano ricche di vitamina C, ma per poterla assorbire al meglio, sarebbe opportuno non eliminare del tutto la sostanza bianca fra la buccia ed il frutto perché, pur essendo leggermente indigesta, contiene la rutina, elemento in grado di favorire l'assimilazione da parte del nostro organismo della preziosa vitamina C. Le maggiori produttrici di arance sono la mia amata Calabria e la Sicilia, perché questo frutto predilige gli ambienti miti e va in sofferenza a temperature inferiori ai 5°C.

250 g di cioccolato bianco
300 g di yogurt naturale
180 g di burro
200 g di biscotti secchi
200 g di formaggio cremoso
4 cucchiai di marmellata d'arance
6 g di gelatina in fogli

Frantumate i biscotti, fondete il burro senza farlo friggere e unitelo alle briciole. Mescolate e distribuitelo in uno stampo a cerniera da 26 cm pressando per benino. Lasciatelo riposare in frigo per circa mezz'ora. Nel frattempo stemperate in una ciotolina il formaggio e lo yogurt, aggiungete il cioccolato bianco tritato in un mixer, e 3 cucchiai di marmellata di arance. Preparate la gelatina seguendo le istruzioni e incorporatela al composto. Mescolate con cura e trasferite questa crema sulla base di biscotti. Ponete il dolce in frigo per almeno un paio d'ore. Prima di servire la torta di formaggio al cioccolato bianco e arancia, guarnitela con l'ultimo cucchiaio di marmellata avanzato.